L’idea era venuta a Lorenzo De Loi, ma gliene sarebbero stati riconoscenti in molti.
Adesso, seduto sulla poltrona della sua stanza, sperava che Emanuele gliel’appoggiasse.
Osservava l’amico con attenzione, esaminando ogni leggerissima espressione del suo volto a pochi centimetri dalle pagine aperte del diario di Augusto Piceli.
Il loro professore di Letteratura Italiana.
“Non serve che leggi tutto”, disse Lorenzo. “Ho evidenziato le parti più gradevoli.”
“Lo vedo”, disse Emanuele corrucciato. Su alcune righe, scritte con una calligrafia leggermente incurvata e nervosa, risaltavano delle strisce gialle di evidenziatore. “Come hai detto che l’hai preso?” Chiese Emanuele alzando gli
occhi dalla pagina.
“Davo l’esame di letteratura. Andava una merda perché lui ha iniziato a fare lo stronzo come sempre. Era la terza volta che ci provavo…”
“Io non l’ho passato nemmeno alla quarta.”
“A un certo punto un uomo si è affacciato alla porta. Non so chi fosse. Piceli si è alzato ed è uscito con lui. E’ stato fuori una ventina di minuti.”
“E il diario era sulla scrivania.”
“Esatto.”
“Che motivo c’era di prenderlo?”
“Cazzo ne so, rabbia, avevo voglia di fargli uno screzio.”
“Hai avuto un bel coraggio.”
Lorenzo non disse nulla. Dalla finestra aperta alle spalle di Lorenzo il brontolio basso e continuo della tangenziale pareva il verso di una persona imbavagliata.
“Quando è tornato non si è accorto di niente?”
“Assolutamente.”
“Ma ti ha bocciato.”
“L’aveva deciso prima che mi sedessi.”
“Secondo te sospetta qualcosa?”
“Penso di no, crederà di averlo smarrito da qualche parte. Diventerà matto a furia di cercarlo per tutta casa, in macchina, nello studio. Deve impazzire lo stronzo.”
Emanuele sospirò profondamente.
“Che hai?” Chiese Lorenzo.
“Ci sto riflettendo.”
“Non serve rifletterci. Cos’è che ti fa più paura?”
“Forse sapere che là fuori c’è un uomo così malato. E’ spaventoso immaginarlo a casa sua mentre”, Emanuele fece scorrere il polpastrello del pollice contro il bordo delle pagine del diario, “pensa e scrive certe cose.” Poi i suoi occhi si ridussero a due fessure, la fronte solcata da una ruga di curiosità e aggiunse: “Hai capito a chi si rivolge? E’ come se parlasse a una figura femminile.”
Lorenzo accavallò le gambe rispondendo dopo qualche secondo. “Non lo so. Un personaggio immaginario, una presenza con la quale si sfoga.”
“Una donna.”
“Sembrerebbe di sì.”
“Certe cose che ha scritto non hanno senso”, asserì Emanuele distendendo nuovamente la fronte.
“Almeno per adesso.”
“La luce, i bagliori, che cazzo è? Un fantasma?”
“Magari la moglie morta. La figlia!”
Un brivido drizzò i peli della braccia di Emanuele. “Sai se era sposato?”
“Non ne ho la minima idea, ma non ce lo vedo sul divano davanti la tv con moglie e ragazzino. E’ solo un pazzo, e pure pericoloso.”
“Dici che siamo gli unici a sapere del diario?”
“Da quello che scrive è evidente che è un uomo che non condivide molto le proprie emozioni, e comunque che importanza avrebbe, anche se qualcun altro sa che il professore tiene un diario di sicuro non sa che ce l’abbiamo noi.”
A quel noi Emanuele provò un certo fastidio, in quanto se al posto di Lorenzo ci fosse stato lui non avrebbe mai compiuto il gesto di imboscare un oggetto personale nello zaino per venire a conoscenza dei più intimi segreti del proprietario, oltretutto non aveva ancora valutato le varie sfaccettature del piano del suo migliore amico e per il momento voleva rimanerne fuori il più a lungo possibile.
Per un po’ i ragazzi non dissero nulla. Gli occhi di Emanuele fissi sul diario, quelli di Lorenzo fissi su di lui.
“E’ un bastardo Emanue’!” Fu Lorenzo a spaccare il silenzio.
Emanuele sollevò il volto di scatto. “Lo so, ma è malato…”
“E sti cazzi, me ne sbatto. Facciamolo!”
“E’ omicidio!”
“No che non lo è.”
“Ah no? E che cazzo è?”
“Legittima difesa. Se mi boccia la quarta volta i miei m’ammazzano.”
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2 commenti:
certi desideri li abbiamo avuti tutti almeno una volta nella vita :-) smerdare il professore e farlo fuori. Però si poteva essere ancora più cinici... si può fare di più!
è solo il primo capitolo, la vendetta sarà al sangue!
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